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Il santuario

Il santuario sorge nella periferia orientale della città ed è costituito da un articolato sistema di terrazze dominate da una parete rocciosa nella quale si apre una grotta: era questo il centro del luogo di culto. L’area era dedicata a Demetra e a sua figlia Persefone, divinità legate alla forza fecondatrice della natura, alla maternità, alla morte e alla rinascita. Per questo motivo, il santuario era frequentato in prevalenza da donne.

I doni votivi rinvenuti sono per lo più in ceramica, terracotta o legati all’ornamento personale, a testimonianza della varietà delle pratiche rituali svolte nel complesso sacro.


I pasti rituali

Lo studio delle fonti letterarie ed epigrafiche ha permesso di ricavare preziose informazioni sui cibi consumati durante le cerimonie. L’elemento principale era la carne — soprattutto suina — di cui venivano consumate anche le interiora. Accanto ad essa si preparavano pietanze a base di farine di cereali e legumi, come focacce e piccoli “tarallini”.

Di largo consumo erano inoltre frutti freschi e secchi: fichi, uva, mele selvatiche, melagrane, datteri e olive, tutti alimenti dal forte valore simbolico legato alla fertilità e all’abbondanza.


Mito e immagine

Le immagini ricoprivano un ruolo fondamentale all’interno del santuario, sia come strumenti di prestigio sociale per i gruppi dominanti, sia come veicoli di conoscenze religiose e modelli educativi.

La ceramica figurata rinvenuta nel complesso di Monte Papalucio è in gran parte decorata con fregi animali — volatili, cavalli, cani e pesci — simboli dalle molteplici valenze culturali.

Particolarmente significative sono:

  • un’idria che raffigura l’incontro tra Ulisse e Circe, episodio ricco di significati sul potere femminile e sul rapporto tra umani e divinità;
  • una coppa attica a figure rosse con Hermes all’interno e, all’esterno, scene di lotta tra guerrieri e immagini con satiri, testimonianza della diffusione di ceramiche d’importazione di alto livello.

La ceramica messapica

La maggior parte della ceramica rinvenuta nel santuario è di produzione locale. Si distinguono diverse tipologie: ceramica figurata e decorata, ceramica a fasce, a vernice bruna, acroma, ceramica da fuoco, miniaturistica, d’impasto, oltre a grandi contenitori, ognuno con uno specifico uso cultuale o funzionale.

Le idrie rappresentano il forte legame con il culto di Demetra e compaiono anche in forme miniaturistiche. L’eccezionale quantità di reperti rende il complesso ceramico di Monte Papalucio uno dei più ricchi e vari conosciuti nel mondo messapico.

Molto diffuse erano anche le lekythoi, piccoli contenitori per unguenti e profumi utilizzati per profumare lo spazio sacro o nei riti di passaggio delle giovani donne prima del matrimonio.


Gli oggetti in metallo

Gli scavi hanno restituito anche un importante gruppo di oggetti metallici di grande valore economico e artistico, probabilmente prodotti nelle officine tarantine. Questi reperti confermano la partecipazione al culto da parte dei ceti più elevati della società.

Tra essi spiccano lamine in argento con doratura a sbalzo raffiguranti Gorgoni, dal valore apotropaico, e altre raffigurazioni legate alla fertilità. Numerose sono anche le spille in argento, bronzo e ferro, impiegate nei riti di passaggio, insieme a elementi decorativi a forma di foglia.

Queste foglie potrebbero richiamare:

  • il rituale della phyllobolia, compiuto in onore di atleti, condottieri o durante cerimonie nuziali;
  • il mito del rapimento di Persefone, legato alla vegetazione che muore e rinasce;
  • oppure la pratica di appendere foglie metalliche agli alberi sacri affinché producessero suoni rituali.

Le necropoli e i corredi funerari

A Oria, come in altri centri messapici, a partire dal III secolo a.C. si organizzarono necropoli fuori dalle cinte murarie. Le tombe sono solitamente a fossa, spesso con segnacoli incisi sui lastroni di copertura. Le tombe monumentali a semicamera, con pareti dipinte e iscrizioni, appartenevano a individui di alto rango.

Il rito funebre messapico subisce l’influenza greca a partire dal VI secolo a.C., con il defunto deposto supino. Altre pratiche rituali, invece, conservano radici indigene.

Le tombe aristocratiche sono particolarmente ricche di corredi:

  • le sepolture maschili includono oggetti legati al banchetto, alla pratica atletica, alla cura del corpo e alla guerra;
  • le sepolture femminili sono caratterizzate dalla trozzella, simbolo del ruolo femminile nella gestione dell’acqua e nell’educazione dei figli.

Neonati e bambini venivano sepolti in grandi contenitori, piccole fosse o tra coppi contrapposti. I fanciulli sono spesso deposti in tombe a cassa, sempre coperte da lastroni. I loro corredi comprendono contenitori miniaturizzati, giocattoli e terrecotte con funzione protettiva.